Il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione della Catalogna. Un test spagnolo ed europeo sulla forza della democrazia

Non sono immutabili le leggi che regolano la cooperazione tra Catalogna, Spagna e UE: a quali condizioni possono evolvere?
Catalunya: la rivoluzione dei sorrisi

Il 12 febbraio 2019, si è aperto a Madrid il procès a 12 politici catalani, arrestati in seguito alla consultazione popolare organizzata il 1° ottobre 2018 e riguardante la volontà o meno di avviare un cammino di ri-separazione tra la ipotetica repubblica di Catalunya e il resto del regno di Spagna. Nei giornali italiani, la notizia è sparita, ma per SOGES l’evoluzione del percorso catalano è importante, visto che a Barcellona lavoriamo da 30 anni, abbiamo creato una società di consulenza e che abbiamo costanti intercambi con partner di progetto che provengono da quella regione.

Per questo motivo, abbiamo chiesto a uno dei nostri partner di più lunga data e con una vastissima esperienza nella cooperazione comunitaria di riassumere brevemente la questione catalana. Ne è risultato un articolo insolitamente lungo, ma che ospitiamo volentieri per l’interesse a fare in modo che il nostro blog sia effettivamente un crocevia di idee sulla cooperazione e i problemi dell’evoluzione della nostra convivenza.


Il mio nome è Albert Sorrosal, lavoro come esperto per la Commissione europea nel programma ENI CBC. Sono un attivista dell’Assemblea nazionale catalana (ANC), e non posso dare un punto di vista ipoteticamente “oggettivo” sulla questione catalana, come non potrebbe farlo qualsiasi catalano o spagnolo. Cercherò di spiegare brevemente la storia e la situazione dal punto di vista di qualcuno che vorrebbe che il proprio paese (Catalogna) fosse un paese normale, cioè con uno stato.

Breve introduzione storica

All’inizio del XV secolo, ci sono quattro regni della penisola iberica: Castilla (la più grande dal punto di vista demografico, economico e militare); Aragona (Confederazione di Aragón, Catalogna, Valencia, ciascuno con il proprio Parlamento), che  include la Sardegna e la Sicilia); Navarra; Granada e il Portogallo. Dopo la morte in Sicilia dell’erede al trono della corona d’Aragona, il regno di Castiglia impone il suo candidato alla successione. Suo nipote, Fernando il Cattolico, sposa Isabella e con loro avrà inizio la corona spagnola. I re cattolici annetterono Granada e Navarra alla Castiglia.

La corona spagnola non costituiva uno stato; lo stesso re era monarca di diversi paesi, come oggi è la regina Elisabetta in Inghilterra, Scozia, Canada e Australia e altri. Questa situazione si mantiene fino all’inizio del XVIII secolo, quando il monarca spagnolo muore senza discendenza. Dopo una guerra europea tra i sostenitori di un monarca francese e quelli di un monarca austriaco, sono annessi anche i regni della corona d’Aragona. La sconfitta finale si verifica l’11 settembre 1714, con la caduta di Barcellona. Ecco perché questo giorno attualmente è celebrato come festa nazionale della Catalogna e lo sarà fino a che riconquisteremo la nostra libertà nazionale. L’attuale stato spagnolo è nato in quel momento. Il regno di Castiglia cambia di nome e diventa regno di Spagna, dopo l’annessione dei altri territori stranieri della penisola, escluso il Portogallo.

I resti della “estelada” utilizzata dai catalani volontari che
combatterono con gli alleati nella prima guerra mondiale.

Dopo la perdita di Cuba nel 1898, è il movimento catalano che inizia a sognare il recupero della sovranità nazionale. A quel tempo, la “estelada“, ispirata alle bandiere di Cuba e Puerto Rico viene convertito nel simbolo di questa lotta. Continuiamo a usarlo.

Nel 1914, dopo due secoli di dura repressione, la Catalogna ottiene una timida autonomia. Da allora, la Spagna ha sofferto una guerra civile e due dittature. Dei 10 presidenti della Catalogna di questi 100 anni, 8 sono stati in carcere o in esilio; uno di loro è stato fucilato.

La transizione democratica

Dopo la morte del dittatore Francisco Franco, la Spagna inizia una timida apertura democratica, che comprende una certa autonomia regionale e il riconoscimento delle lingue non-castigliane (la lingua castigliana è nota come “spagnolo”). È la lingua più parlata tra le 6 lingue ufficiali che sopravvivono oggi in Spagna. La transizione democratica (con più di 700 morti), viene interrotta da un colpo di stato nel 1981, che blocca qualsiasi cambiamento profondo di determinate strutture dello stato, come i giudici, l’esercito o la polizia.

L’ingresso della Spagna nell’Unione europea nel 1986 dà qualche speranza di maggiore apertura e un di allineamento della democrazia spagnola con quelle europee. Tuttavia, nel 1990 si fa strada un nazionalismo spagnolo molto aggressivo per mano di José Maria Aznar, primo ministro. A fronte di questa visione centralizzante e uniformatrice, forgiate dall’essenza castigliana del conquistador, la Catalogna fa un ultimo tentativo per trovare un quadro costituzionale. Una grande maggioranza del Parlamento della Catalogna ha approvato nel 2006 una riforma dello statuto di autonomia, che riconosce la Catalogna come una nazione all’interno del quadro costituzionale spagnolo.

Prende forza il movimento per l’indipendenza

Nel 1978, alla fine della dittatura, il movimento per l’indipendenza era irrilevante. Nel 2006 ha rappresentato circa il 12% dei voti nel Parlamento catalano. Nel 2017 rappresenta il 48% (rispetto al 43% dei voti unionisti, il resto sono indecisi). Come può accadere un aumento così rapido del sostegno a un’idea politica?

L’indipendenza come unica alternativa di dignità e rispetto democratico per la sopravvivenza della nazione catalana, dopo 40 anni di ‘democrazia’ post-franchista deriva dalla frustrazione generata dalla mutilazione dello Statuto dell’Autonomia da parte della Corte Costituzionale nel 2010. Questo implica una rottura unilaterale del patto costituzionale da parte dello stato. Una parte molto importante della popolazione catalana perde tutte le speranze di una accordo ragionevole e inizia una lotta pacifica e democratica per l’indipendenza. Il processo per la Repubblica Catalana inizia un percorso irreversibile.

L’idea della repubblica catalana si è ripetutamente espressa per le strade

La cosiddetta revolució dels somriures (rivoluzione del sorriso) inizia con forza come un movimento democratico, pacifico e bottom-up. Milioni di catalani mobilitati attraverso l’ANC e Òmnium Cultural, cioè dalla società civile, riescono a modificare completamente l’ecosistema politico catalano. Non c’è più nessun partito politico catalano che non abbia subito profonde trasformazioni, divisioni, fusioni e cambiamenti di leader. La rivoluzione democratica più importante in Europa, dopo la caduta del muro di Berlino, è iniziata e finirà solo con il recupero delle nostre libertà.

L’autunno del crollo emotivo finale

Dopo le elezioni del Parlament catalano nel novembre del 2015, dove la maggioranza repubblicana è confermata per la seconda volta, inizia un processo per tentare di concordare un referendum d’autodeterminazione con lo stato spagnolo (era il tentativo numero 18!). Il Parlamento ha eletto Carles Puigdemont come 130° Presidente della Generalitat de Catalunya. Ha ricevuto il voto dei parlamentari repubblicani di tutte le ideologie: cristiano democratici, liberali, social-democratici, socialisti, ecologisti, comunisti e anticapitalisti.

A fronte del rifiuto permanente del governo spagnolo, con il sostegno di tutti i partiti unionisti, a sedersi per negoziare,  la Generalitat della Catalogna ha indetto un referendum, in conformità con le leggi internazionali. Il diritto all’autodeterminazione è implicitamente riconosciuto nella Costituzione spagnola nei relativi articoli 10 e 96 e nei trattati internazionali ratificati dalla Spagna, ma il rispetto della legge da parte dello stato spagnolo ha cessato di essere una priorità a fronte del rischio di rottura della “sacra” della patria. Il nazionalismo spagnolo è diventato più aggressivo. Comincia la repressione!

Nonostante tutti gli ostacoli, la chiusura di 200 pagine web, la confisca del materiale elettorale, la detenzione illegale di uomini politici, i tentativi di perquisizioni illegali delle sedi dei partiti politici, il divieto di riunioni pubbliche, la chiusura della connessione internet di tutta la pubblica amministrazione catalana e la violenza della polizia, 1° ottobre 2017 si è tenuto un referendum sull’autodeterminazione. Per farlo è necessaria la collaborazione di un’organizzazione clandestina con più di 20.000 catalani. Si aprono più di 2.000 seggi elettorali, difesi pacificamente da una media di circa 200 persone ciascuno durante l’intero weekend. La polizia spagnola non è riuscita a trovare una singola urna prima del referendum: nessuno ha parlato!

Con più di 2 milioni di elettori, il 1° ottobre è stato il più importante atto di pacifica disobbedienza civile che ci sia mai stato Europa, nonostante la violenza della polizia ingiustificata e inefficace. In seguito alla minaccia esplicita di spargimento di sangue, il governo catalano opta per una dichiarazione politica di indipendenza senza provare a renderla efficace.

La fine della democrazia in Spagna

Scene dall’interno di un seggio, il 1° ottobre

Esuli, prigionieri politici, restrizioni alle libertà di espressione e di manifestazione, violazione della legge da parte delle autorità dello stato, violenza della polizia, migliaia di attivisti processati nei tribunali, magistratura privato dell’indipendenza, arresti arbitrari, spionaggio della vita privata degli attivisti, ispezioni fiscali ingiustificate, multe esorbitanti ingiustificate, ecc… la Spagna nel 2019! Il primo Stato membro dell’Unione europea che rompe chiaramente tutti i valori democratici. Non c’è nessuna reazione visibile da Bruxelles, ne’ dai ministeri degli esteri degli Stati membri.

Scena all’esterno di un seggio, il 1° ottobre

Questa situazione ha portato anche a centinaia di attacchi violenti fascisti in Catalogna negli ultimi anni. Si deve osservare che il partito fascista, che ha sostenuto il dittatore Francisco Franco e che è emerso nel 1930 a immagine del partito nazionale fascista di Mussolini e il partito nazional-socialista di Hitler è legale in Spagna.

Dove siamo ora?

Una nuova bandiera comincia a diffondersi nel movimento repubblicano catalano: la bandiera nera di #NoSurrender, ispirata a quella utilizzata dai patrioti catalani nel 1714. La detenzione di alcuni capi o i processi di alcune migliaia di attivisti non può fermare un movimento di base popolare molto forte in un paese con una società civile molto forte (più di 1 milione di persone associate in enti di volontariato su una popolazione di 7,5 milioni). Nei prossimi mesi vedremo che alcune persone innocenti andranno in prigione per sommossa o cospirazione alla rivolta, quando non c’erano né violenza, né armi. Loro ci daranno la giusta causa per tentare di dare vita alla Repubblica catalana. Non c’è ritorno dall’instabilità in Spagna fino a quando non si riconosca il diritto della Catalogna all’autodeterminazione, come riconosciuto all’articolo 1 del Patto internazionale sul diritti civili e politici (ratificato dalla Spagna).

Un ultimo pensiero: non si può paragonare il movimento catalano con la situazione in altri paesi, Italia compresa. Questo movimento risponde a una situazione specifica.


A tutti i catalani, nazionali e acquisiti, e ai nostri partner Agència d’Ecologia urbana de Barcelona, Sistemas Medioambientales, ASDM, B.Link, Cambra de Comerç de Barcelona, Acció, CACPLUS, Gargatek, KIM, Centre Tecnològic Forestal de Catalunya, Institut d’Arquitectura Avançada de Catalunya  … e  agli altri, auguriamo di trovare il proprio posto e percorrere la migliore strada verso il futuro in seno alla comunità internazionale.

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