BREXIT – Una bugia portata alle estreme conseguenze

Tre anni dopo il tragico gioco al massacro di Cameron, Boris Johnson e Farage, non è detta l'ultima parola e l'Europa spera ancora

 

Il desiderio disperato di fermare la Brexit è così forte che il sito del Parlamento dove sono accolte le petizioni popolari è andato in crash in poco tempo: non è facile che succeda.

Poco tempo fa avevamo lasciato gli inglesi sul bordo della scogliera (Che cosa è il backstop?), ora li ritroviamo con un amico al fianco che ha appoggiato loro una mano sulla spalla: non si sa se per abbracciare o per spingere.

Dopo una settimana tragica dal punto di vista parlamentare: martedi 12 ha perso la ri-votazione sul SUO accordo di uscita, il giorno dopo ha perso la votazione sul fatto che anche un’uscita senza accordo fosse accettabile e giovedi 14 ha dovuto trangugiare una mozione che le imponeva di andare a implorare una proroga a Bruxelles, Theresa May ne ha appena vissuta un’altra forse peggiore.

Lunedi 18, il presidente della Camera (Jan Bercow, l’onnipotente “Speaker“) le ha servito un boccone avvelenato notificando che l’idea di votare per la terza volta la stessa mozione con il SUO accordo di uscita non sarebbe stata accettabile a meno di cambi “sostanziali“. Questo è successo dopo che lei aveva speso il weekend per conquistare il voto favorevole dei nord-irlandesi che la tengono sotto scacco.

Martedi 19, il capo-negoziatore dell’UE (Michel Barnier, savoiardo, ex- commissario alla politica regionale) le ha offerto una nuova doccia fredda dichiarando che sarebbe stata inutile una dilazione al solo scopo di prendere tempo, perché l’insicurezza ha dei costi politici e economici che l’UE certo non pensa di dover sostenere: o la dilazione veniva con una nuova proposta, oppure sarebbe stata rigettata.

Mercoledi 20, in serata, si è esibita in un messaggio pubblico (a sorpresa) in televisione, dopo aver saltato il dibattito in aula e accusando i membri del Parlamento di remare contro la Brexit – che invece lei ha assunto come missione. Inoltre ha speso soldi pubblici per rilanciare un estratto del video sui social media. Naturalmente ha sortito un effetto catastrofico.

Giovedi 21, certo…. non proprio fresca come una rosa, si è presentata al Consiglio europeo per chiedere una proroga della Brexit fino al 29 giugno (l’ultima data possibile per evitare di dover organizzare le elezioni europee anche nel Regno unito, perché il nuovo Parlamento europeo entrerà in carica il 2 luglio e sarebbe privo di poteri se non rappresentasse tutti i cittadini dell’Unione). Il Consiglio europeo, dimostrando una lucidità e un pragmatismo che raramente gli si può riconoscere, ha stracciato la proposta inglese e marmaldeggiato nuove scadenze.

Quindi: se martedi prossimo Westminster voterà a sostegno dell’accordo di uscita (e supponendo che sia ammesso all’ordine del giorno), il Regno Unito uscirà il 22 maggio e questo intervallo servirà solo per approvare la legislazione necessaria. Se invece, come sembra probabile, l’accordo non passerà, il Regno unito uscirà il 12 aprile. La contraddizione è solo apparente: in realtà, il Consiglio europeo vuole obbligare gli inglesi a prendere un’altra strada e farlo in modo deciso. Che siano elezioni generali o un secondo referendum o una revoca parlamentare della Brexit, ci deve essere un segnale forte per chiedere e ottenere una vera lunga proroga, e – ovviamente – si dovranno organizzare le elezioni europee anche nel regno!

In ogni caso ci si può aspettare un massacro politico, ma la gente manda disperatamente segnali contrari che inspiegabilmente i partiti tradizionali non osano riconoscere, ingessandosi dentro preoccupazioni formali e il sito ufficiale dove si possono registrare le petizioni alla camera dei deputati ha registrato 2 milioni di firme a favore della revoca della Brexit in un paio di giorni (nota: più tardi sono diventati 6 milioni): le firme entravano al ritmo di oltre 1000 al minuto e il sito è andato in crash. Non è un voto, non è scientifico, ma è un indicatore: c’è bisogno di altro per capire ?

Per chi è arrivato fin qui…
… alcune curiosità del contesto particolare del Parlamento inglese che potrebbero essere apprezzate! Nella House of Commons, la democrazia formale vive da secoli, si dice fin dai tempi della Magna Charta.
I dibattiti assumono spesso il tono di aspre schermaglie verbali e in questi giorni il capo del partito nazionale scozzese è uscito con una frase di shakespeariana memoria dicendo letteralmente “un brivido è scivolato tra i banchi del partito laburista, ma non ha trovato nessuna spina dorsale per fremere“; inoltre:
  • un  ministro è stato redarguito pubblicamente per comportamento inaccettabilmente “border line” per aver tacciato di “cavillosità” le motivazioni di un oppositore;
  • si chiede la parola alzandosi in piedi per chiamare l’attenzione dello Speaker (il presidente della Camera) ma senza profferire parola;
  • ci si rivolge ai colleghi non indicandoli mai per nome ma come il “molto onorevole rappresentante della circoscrizione di ….“;
  • si può concedere la parola durante il proprio intervento a chi la chiede per un breve commento e lo si fa sedendosi;
  • è ammesso sostenere o rimbrottare le affermazioni di chi parla con suoni gutturali o le si rinforzano con “udite, udite!“;
  • le votazioni avvengono per acclamazione e se il risultato non fosse chiaro si hanno 8 minuti di tempo dopo l’urlo-invito dello Speaker per alzarsi e camminare facendosi contare attraverso la stanza dei “Aye!” o dei “No!“;
  • chi vuole astenersi esplicitamente lo fa presentandosi in entrambe le stanze;
  • entrando e uscendo dall’aula ci si inchina ai convenuti.
In questo teatro della formalità democratica dove palpabilmente si percepisce un gusto al dibattito, al confronto, aperto e tagliente ma sempre inevitabilmente rispettoso, dietro la forma regnavano inflessibilmente i “whip“, i capi-gruppo che trasmettono l’ordine di voto ai membri del partito.
Contando che i partiti sono tradizionalmente due, il risultato era l’assoluto controllo del Governo in carica sull’assemblea. Ma le cose sono proprio cambiate!

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