Non è mai troppo tardi per (formarsi) un’infanzia felice

Acquisizione di una progressiva autonomia nell'interazione col mondo circostante, nel relazionarsi all'altro, nel prendere consapevolezza di sé e svilupparsi come individuo.
Che risorse possono mettere in campo gli attori dell'educazione della prima infanzia (pubblici e privati) per raggiungere e mantenere standard di qualità validi e competitivi?

 

La formazione può essere considerata un filo rosso che unisce dimensioni del sapere e della vita apparentemente distanti e poco interconnesse, come la primissima infanzia e l’apprendimento degli adulti.

In particolare, il cambio di paradigma nel mercato del lavoro , come giustamente tradotto negli orientamenti strategici dell’Unione Europea,  richiede un adattamento proattivo di imprese, società e individui. Tale problematica non va considerata unicamente legata alla dimensione produttiva: la formazione (continua) dei formatori rappresenta un tassello fondamentale di tale schema, sia sul piano sociale che, in una prospettiva di medio-lungo periodo, sul piano economico in quanto foriera di un’accrescimento delle competenze della forza lavoro in senso lato.

In quest’ottica, se unanime è dunque il consenso attorno valore della c.d. lifelong learning, i riflettori sono decisamente meno puntati sull’educazione nella primissima infanzia.

Acquisizione di una progressiva autonomia nell’interazione col mondo circostante, nel relazionarsi all’altro, nel prendere consapevolezza di sé e svilupparsi come individuo che ha il diritto di esplorare e sviluppare il proprio potenziale.

Questo l’obiettivo imprescindibile e base su cui innestare, nelle successive fasi di vita, il castello di conoscenze e competenze che renderanno in nostri figli adulti, cittadini e lavoratori.

Che ruolo hanno concretamente e quale invece dovrebbero giocare i genitori negli atti di cura attraverso cui passa la prima, fondamentale educazione dell’individuo?

Come si possono armare (leggi formare) al meglio gli educatori per pilotare il processo delicato di cura, educazione e interazione con/coinvolgimento delle famiglie nei primissimi anni di vita del bambino?

Che risorse possono mettere in campo gli attori (pubblici e privati) per raggiungere e mantenere standard di qualità validi e competitivi?

Un esempio ci viene dal Comune di Collegno che ha sviluppato, supportato da SOGES, un percorso di formazione e aggiornamento professionale per lo staff di educatori dei due asili comunali attraverso il programma europeo  Erasmus+: “Caring well together”: Parents and teachers, a successful alliance of supportive educators.

Il progetto coinvolge quattro paesi diversi (Italia, Lettonia, Croazia, Romania), anche per approccio alla pedagogia e tessuti sociali di riferimento e prevede degli incontri di lavoro fra tutti i partner intervallati da momenti di tirocini formativi di gruppi di educatori presso , alternativamente, una delle sedi dei partner.

Si è in questi giorni concluso il tirocino di “immersione” nell’asilo Preiļu Brīvā skola di quattro educatrici Collegnesi a Preiļi, comune Lettone di undicimila anime circa, all’avanguardia per il coinvolgimento della comunità locale nella co-progettazione e gestione di attività pedagogiche e per il metodo dell’outdoor learning.

Come suggerito nelle priorità di programma Erasmus+, l’aggiornamento professionale del personale educativo viene altamente valorizzato, e l’approccio internazionale consente di allargare gli orizzonti e scambiare buone pratiche con colleghi europei.

Anche, e questo ci incoraggia, per professionisti che afferiscono al mondo dell’infanzia.

Il progetto finanzierà, oltre ai viaggi ed alle formazioni, la realizzazione di un manuale di metodologie, esito delle riflessioni congiunte condotte dai partner.

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